Le mafie sono organizzazioni criminali segrete, nate nell’800 nel Mezzogiorno. A partire da metà del Novecento, le mafie si sono diffuse anche nel resto delle regioni italiane, in diversi stati europei e del resto del mondo. Le mafie costituiscono una minaccia reale e concreta per la democrazia, l’economia e la sicurezza.

Il fenomeno mafioso è considerato reato dal 1982, quando fu approvata la legge n. 646 del 13 settembre 1982, detta legge Rognoni – La Torre dal nome dei promotori, il ministro dell’Interno, Virginio Rognoni, e il parlamentare Pio La Torre. Il terzo comma dell’articolo 416-bis introdotto da questa legge specifica che: 
“l'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte [almeno tre persone, ndr] si avvalgono della forza di intimidazione, del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per: 

  • commettere delitti;
  • acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici;
  • per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri;
  • al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Le mafie italiane

Le principali mafie italiane sono: Cosa nostra (Sicilia), ‘Ndranghet(Calabria), Camorra (Campania), Sacra corona unita (Puglia). Si tratta di organizzazioni diverse per struttura, evoluzione, capacità di penetrazione in territori diversi da quelli di origine e nell’economia legale.
In Veneto, dalla metà degli anni ‘70 alla metà degli anni ‘90 del XX secolo ha operato un’organizzazione mafiosa denominata “Mafia del Brenta”.

Le mafie straniere

Dagli anni Novanta del secolo scorso, anche a causa dei cambiamenti geopolitici generati dalla caduta del muro di Berlino, in Italia hanno iniziato ad operare organizzazioni mafiose di origine straniera, provenienti dal Sud America, dalla regione balcanica e dal continente asiatico e africano. I gruppi criminali stranieri sono attivi soprattutto nel traffico di droga e nel traffico e sfruttamento di persone, in particolare a fini sessuali (prostituzione) e di lavoro forzato. I rapporti tra mafie italiane e straniere si registrano, soprattutto, nel settore del traffico di droga, nella gestione della tratta e del traffico di migranti e in quello della contraffazione di prodotti. 

Le mafie in veneto: cenni storici

Il Veneto non è una terra di mafie, ma una terra che interessa alle mafie. Innanzitutto, per fare affari e, in secondo luogo, come spazio in cui smerciare ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. Il Veneto e il Nord Est hanno attirato le organizzazioni criminali non solo per il loro sistema economico, ma anche per la posizione geografica nonché per le infrastrutture stradali, portuali, aeroportuali e ferroviarie presenti sul territorio. Il Veneto e il Nord Est sono territori di destinazione e di transito di merci e capitali di natura illecita. 

Le prime tracce della presenza mafiosa in Veneto risalgono agli anni ‘60 del Novecento quando sul territorio sono giunti alcuni mafiosi siciliani e campani inviati al Nord come soggiornanti obbligati. Nelle province di Padova e di Venezia, tuttavia, esistevano già dei gruppi criminali organizzati, dediti soprattutto a rapine, furti, gestione di bische clandestine e, più tardi, anche di sequestri di persona. Tra i mafiosi giunti dal Sud e i criminali autoctoni, dopo alcuni iniziali scontri in cui si sono registrati anche degli omicidi, si è successivamente stabilita una alleanza sino a sfiorare la compenetrazione, come è stato scritto in una relazione della Commissione parlamentare antimafia del 1994.

Tra la metà degli anni ‘70 e la metà degli anni ‘90 nel Veneto, in particolare tra le province di Venezia e di Padova, ha operato un’organizzazione mafiosa autoctona chiamata Mafia del Brenta, il cui capo riconosciuto è stato Felice Maniero. Questo gruppo criminale ha avuto rapporti con esponenti di Cosa nostra siciliana e della camorra campana, soprattutto in relazione al traffico di sostanze stupefacenti. Maniero è stato arrestato l’ultima volta nel 1994 a Torino. Ha deciso di collaborare con lo Stato ponendo fine, di fatto, all'esistenza della mafia del Brenta.

A livello ufficiale, in particolare dalla Commissione parlamentare antimafia, è stato riconosciuto che per molti anni, in Veneto e nel Nord Est vi è stata una diffusa sottovalutazione della presenza del fenomeno mafioso. La penetrazione delle cosche è avvenuta in modo silente, spesso senza la messa in atto di azioni violente eclatanti, ma corrompendo e investendo denaro nel sistema economico locale, in ciò favoriti dalla complicità di professionisti, imprenditori, amministratori locali, membri delle forze di polizia e del mondo bancario e finanziario locale. Negli ultimi anni, le inchieste giudiziarie - tra cui, Stige, Fiore Reciso, Valpolicella, At Last, Ciclope, Isola scaligera e Taurus - associate alle attività di prevenzione all’infiltrazione della criminalità organizzata nelle opere pubbliche coordinate dalle Prefetture, hanno dimostrato come in diverse province del Veneto siano stabilmente presenti gruppi criminali di tutte le mafie italiane da almeno 20 o 30 anni e come sul territorio operino anche consorterie mafiose straniere, provenienti dai Balcani, dall’Est Europa e del continente africano.