le mafie in veneto: cenni storici

Il Veneto non è una terra di mafie, ma una terra che interessa alle mafie. Innanzitutto, per fare affari e, in secondo luogo, come spazio in cui smerciare ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. Il Veneto e il Nord Est hanno attirato le organizzazioni criminali non solo per il loro sistema economico, ma anche per la posizione geografica nonché per le infrastrutture stradali, portuali, aeroportuali e ferroviarie presenti sul territorio. Il Veneto e il Nord Est sono territori di destinazione e di transito di merci e capitali di natura illecita. 

Le prime tracce della presenza mafiosa in Veneto risalgono agli anni ‘60 del Novecento quando sul territorio sono giunti alcuni mafiosi siciliani e campani inviati al Nord come soggiornanti obbligati. Nelle province di Padova e di Venezia, tuttavia, esistevano già dei gruppi criminali organizzati, dediti soprattutto a rapine, furti, gestione di bische clandestine e, più tardi, anche di sequestri di persona. Tra i mafiosi giunti dal Sud e i criminali autoctoni, dopo alcuni iniziali scontri in cui si sono registrati anche degli omicidi, si è successivamente stabilita una alleanza sino a sfiorare la compenetrazione, come è stato scritto in una relazione della Commissione parlamentare antimafia del 1994.

Tra la metà degli anni ‘70 e la metà degli anni ‘90 nel Veneto, in particolare tra le province di Venezia e di Padova, ha operato un’organizzazione mafiosa autoctona chiamata Mafia del Brenta, il cui capo riconosciuto è stato Felice Maniero. Questo gruppo criminale ha avuto rapporti con esponenti di Cosa nostra siciliana e della camorra campana, soprattutto in relazione al traffico di sostanze stupefacenti. Maniero è stato arrestato l’ultima volta nel 1994 a Torino. Ha deciso di collaborare con lo Stato ponendo fine, di fatto, all'esistenza della mafia del Brenta.

A livello ufficiale, in particolare dalla Commissione parlamentare antimafia, è stato riconosciuto che per molti anni, in Veneto e nel Nord Est vi è stata una diffusa sottovalutazione della presenza del fenomeno mafioso. La penetrazione delle cosche è avvenuta in modo silente, spesso senza la messa in atto di azioni violente eclatanti, ma corrompendo e investendo denaro nel sistema economico locale, in ciò favoriti dalla complicità di professionisti, imprenditori, amministratori locali, membri delle forze di polizia e del mondo bancario e finanziario locale. Negli ultimi anni, le inchieste giudiziarie - tra cui, Stige, Fiore Reciso, Valpolicella, At Last, Ciclope, Isola scaligera e Taurus - associate alle attività di prevenzione all’infiltrazione della criminalità organizzata nelle opere pubbliche coordinate dalle Prefetture, hanno dimostrato come in diverse province del Veneto siano stabilmente presenti gruppi criminali di tutte le mafie italiane da almeno 20 o 30 anni e come sul territorio operino anche consorterie mafiose straniere, provenienti dai Balcani, dall’Est Europa e del continente africano.    

Infiltrazione mafiosa: settori a rischio

Le mafie operano in tutti i settori economici. In particolare:

  • Appalti pubblici, costruzioni, settore immobiliare
  • Filiera agroalimentare (agromafie)
  • Giochi e scommesse
  • Gestione impianti sportivi
  • Raccolta e smaltimento di rifiuti (ecomafie)
  • Sanità
  • Trasporti e logistica 
  • Turismo e ristorazione

Come si presentano le imprese mafiose

Le organizzazioni mafiose utilizzano sempre meno la violenza. Da diversi anni, soprattutto nelle aree Settentrionali del Paese, i clan preferiscono sfruttare l’enorme liquidità in loro possesso per:
a)    presentarsi come normali imprenditori intenzionati ad investire;
b)   aiutare aziende in difficoltà con immissioni di capitali che si trasformano quasi sempre in prestiti usurai;
c)    corrompere persone che operano nella politica, nella pubblica amministrazione, nel mondo delle libere professioni.

Nel corso del seminario intitolato La penetrazione delle mafie nell’economia. Focus sul Veneto e su Verona , il Prof. Antonio Parbonetti, ha elencato quelle che sono le principali modalità di azione delle imprese mafiose. In particolare:

  • I mafiosi costituiscono più società, con bassa dotazione di capitale, operanti tutte nello stesso settore pur avendo sede in diversi territori oppure, al contrario, sono ubicate nello stesso territorio ma operano in settori diversi. 
  • Le società sono costituite da un solo socio o da pochi soci che sottoscrivono il capitale minimo per dare vita, in genere, ad una Società a responsabilità limitata, versando l’importo minimo di 2.500 euro. 
  • Le aziende legate alle organizzazioni criminali spesso condividono gli stessi amministratori e manifestano una incoerenza tra il volume d’affari che producono e gli investimenti realizzati (utilizzo di falsa fatturazione).
  • Gli imprenditori delle aziende criminali spesso gestiscono un numero rilevante di aziende che richiederebbero competenze differenziate.